Beni Culturali

Un sistema per la diagnostica non invasiva

Nel settore dei Beni Culturali le attività di restauro devono essere supportate da sistemi di diagnostica non invasiva capaci di indagare in modo approfondito l’opera d’arte nei seguenti aspetti:

  • l’identificazione dei colori utilizzati nella realizzazione dell’opera,
  • la natura dei pigmenti.

Si definiscono tecniche non invasive perché ottengono risultati senza intervenire in modo diretto sull’opera con distacco di frammenti di materiali da esaminare o con l’impiego di prodotti chimici sull’opera.

Gli strumenti usati per l’analisi non invasiva delle opere d’arte sono le fotografie digitali, scattate con particolari filtri e la loro elaborazione con il software di analisi dei dati multispettrali.

La tecnologia utilizzata è la Dual-EHMI (Enhaced Hypercolorimetric Multispectral Imaging) che permette di ottenere da due immagini fotografiche:

  • la colorimetria,
  • l’intero spettro di riflettanza dagli utravioletti agli infrarossi per ogni punto dell’immagine.

Le immagini che si ottengono permettono di poter distinguere e successivamente sovrapporre, le riprese fuori del visibile con canali nel visibile. Questa scomposizione produce immagini con:

  • ultravioletti falsi colori (canali UV->B, B->G e G->R),
  • infrarossi falsi colori (canali IR->R, R->G, G->B)-/.

Il sistema di diagnostica non invasiva proposto coniuga:

  • lo sviluppo di un sistema di ripresa multispettrale,
  • l’individuazione di 7 bande equidistanti che permettono la creazione di 7 coordinate ipercolorimetriche standardizzate.

Con questo sistema è possibile individuare dei pigmenti impercettibili con altri sistemi, anche grazie all’integrazione con altre tecnologie non invasive come:

  • Raggi X per individuare la densità/spessore,

Terahertz per rintracciare la morfologia di superficie.

 

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