Beni Culturali

  • Somiglianze multispettrali

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Diagnostica non invasiva e un software di analisi firmato Profilocolore

Nel campo del restauro e della conservazione dei Beni Culturali, un ruolo fondamentale è quello rappresentato dalla diagnostica non invasiva. Questa fase del restauro indaga nel modo più approfondito possibile tutti gli aspetti dell’opera d’arte, ed in particolare la natura e l’identificazione dei pigmenti utilizzati nella realizzazione dell’opera.
Non tutte le tecniche di identificazione sono “non invasive” ed alcune richiedono il distacco di frammenti di materiale da esaminare poi con sistemi chimici o con la spettrometria di massa.
Non c’è bisogno di sottolineare quanto si cerchi di evitare interventi di questo tipo, limitandolo ai casi strettamente necessari. Da questo si ricava l’importanza della efficienza dei sistemi non invasivi.
Sin dalla fotografia in pellicola si è sviluppata la pratica della ripresa con sensibilità negli ultravioletti e negli infrarossi per cercare di discernere meglio i pigmenti che, pur presentando ad occhio nudo una somiglianza tale da renderli sostanzialmente indistinguibili, presentassero nelle bande fuori dal visibile una riflettanza differenziale utile alla loro identificazione. Queste riprese prendono il nome storico di “ultravioletti a riflessione” e di “infrarossi a riflessione”.
L’avvento della fotografia digitale ha reso possibile un ulteriore passo, cioé quello di poter mischiare riprese fuori del visibile con canali nel visibile, dando luogo alla produzione di immagini così delle “ultravioletti falsi colori”, con spostamento dei canali UV->B, B->G e G->R, e “infrarossi falsi colori” con con spostamento dei canali IR->R, R->G, G->B. Negli anni si è consolidata la pratica di riconoscere i pigmenti a seconda del colore (falso) assunto in queste combinazioni co UV ed IR, basandosi fortemente sulla esperienza soggettiva.

Un software di analisi dei dati multispettrali

Lo sviluppo di un sistema di ripresa multispettrale, associato allo sviluppo di una standardizzazione di una colorimetria estesa, che suddivide il campo di interesse da 300 a 1000 nm in 7 bande equidistanti, ha permesso a Profilocolore di offrire una alternativa estremamente sofisticata ai sistemi sino ad ora utilizzati.
Nella diagnostica non invasiva, la possibilità di assegnare ad un pigmento una firma multispettrale, o meglio un insieme di 7 coordinate ipercolorimetriche standard, apre le porte ad applicazioni estremamente sofisticate e permette di distinguere in modo molto raffinato pigmenti altrimenti indistinguibili con i metodi precedenti. L’acquisizione contemporanea di tutte le bande introduce anche quelle discriminanti che normalmente emergono solo attraverso analisi in fluorescenza o luminescenza. Il software di analisi dei dati multispettrali sviluppato da Profilocolore include metodi di analisi statistica che sfruttano a fondo tutta l’informazione disponibile.