Intervista a Marcello Melis – Estensione della colorimetria

Il CEO di Profilocolore Marcello Melis inaugura il blog aziendale, un canale dove approfondire le tematiche che rappresentano il core business aziendale, creando una finestra di dialogo e confronto con gli esperti dei diversi settore a cui si rivolge la nostra attività. Cerchiamo di approfondire insieme alcune tematiche come la colorimetria, la fotocamera come strumento di misura, la banda che va dagli UV agli IR e i diversi campi applicativi. In questa prima parte dell’intervista approfondiamo l’argomento che ci sta più a cuore, ovvero la fotocamera come strumento di misura e la colorimetria a 7 bande.

Quali sono i limiti sino ai quali è possibile estendere l’uso di una fotocamera come strumento di misura?

I produttori di fotocamere profondono enormi risorse nel progettare dispositivi che mostrino sensibilità e comportamenti il più possibile simili a quelli dell’occhio umano. Anche la fotometria e la colorimetria, due scienze esatte che a nostra insaputa permeano la vita di ognuno di noi, hanno preso a riferimento la fisiologia dell’occhio per definire standard e unità di misura. Tutto questo perché l’immagine, o come si preferisce dire oggi l’imaging, ruota intorno alla fruizione umana.

Ma se ci addentriamo in altri territori, per esempio in quello delle immagini alle lunghezze d’onda degli infrarossi e degli ultravioletti, troviamo un mondo tutto da scoprire ed esplorare.
Quando la fotografia era su pellicola, per quanto si riuscisse a eseguire riprese dentro queste bande fuori dal visibile, la fruizione era comunque rimandata a una percezione visiva diretta che immancabilmente si limitava a tre canali di colore. Con lo sviluppo del digitale, è possibile estendere la sensibilità di una fotocamera standard fino ad abbracciare uno spettro di radiazioni con lunghezze d’onda comprese fra 300 e 1000 nanometri. In linea di massima questa non è una operazione particolarmente nuova, essendo nota da molti anni. Quello che invece può rappresentare il vero salto di qualità, è il modo in cui fruire di queste immagini “estese”.

Presso Profilocolore, lavoriamo su questi temi da diversi anni e recentemente abbiamo affrontato in modo sistematico proprio questo argomento anche grazie alla stretta collaborazione con Nital. Ci siamo posti cioè la domanda di come avrebbe potuto svilupparsi la colorimetria standard internazionale se l’occhio umano fosse stato sensibile a 7 bande di colore, una negli ultravioletti, le tre classiche rosso, verde e blu nel visibile e, infine, tre bande negli infrarossi. Ci siamo inoltre chiesti quali avrebbero dovuto essere le sensibilità ottimali dentro queste bande per avere la migliore capacità di discriminare “ipercolori” estesi a tutta questa banda. Le risposte sono arrivate ripercorrendo i passi fatti dal CIE (Comitato Internazionale per l’Illuminazione), ma estendendoli a sette bande invece delle classiche tre. Inoltre, non avendo noi umani a disposizione un super occhio, abbiamo studiato curve di sensibilità specifiche che potessero rappresentare in modo ottimale qualsiasi spettro in questa banda allargata. Stiamo proponendo questo approccio a livello internazionale e siamo stai a Monaco di recente dove abbiamo presentato questa nostra ipercolorimetria nell’ambito del congresso SPIE Optical Metrology riscuotendo parecchio interesse.

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